Troppo giovane per un tirocinio, troppo vecchio per un ruolo manageriale

“Troppo giovane”
Un’anziana commerciante, tramite un’agenzia di recruiting, ha detto questo a una ragazza di 23 anni, per un tirocinio. La boss, nonostante l’ottimo CV, non ha saputo cogliere le potenzialità della giovane, giudicando un libro dalla copertina.
“Troppo vecchio”
È ciò che è stato detto a un ragazzo 28enne, per un ruolo manageriale in un’azienda della G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata). Se non lo avessi sentito con le mie orecchie, mai avrei creduto a una simile affermazione.
Secondo me, siamo arrivati al limite
Troppo giovane per un tirocinio, troppo vecchio per un ruolo manageriale.
Certo, tutto è relativo. Ma questi sono solo un paio di casi, tra decine che quest’anno mi hanno personalmente riferito.
Ci sono molti under 30 che mi chiedono aiuto e, purtroppo, sono pochi gli imprenditori illuminati e i recruiter che ascoltano le problematiche, le necessità e sogni di questi ragazzi.
Mi rivolgo a chi ricerca, seleziona, assume collaboratori.
Forse dovreste iniziare a considerare 2 – 3 cose:
1. Quelli che avete davanti, udite udite, sono esseri umani.
2. Volete 23/24enni super skillati, con l’esperienza di un 40enne, per poi fargli fare il caffè. Vi è chiaro che è utopia e che hanno bisogno di essere supportati e formati? Inoltre, considerate che ragazzi così giovani possono contribuire alla crescita aziendale con “freschezza”, flessibilità e idee.
3. Quando trovate un esperto, non va bene. Forse perché costa troppo? Sono imprenditore da 20 anni e comprendo bene le difficoltà per assumere qualcuno in Italia, ma quella persona potrebbe apportare in azienda un valore enorme, che si ripagherà in poco tempo.
«Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle» (Clarissa Pinkola Estés)
Sto cercando di capire il problema, l’anomalia
Sono turbato dal comportamento che ha un gran numero di imprenditori (non sanno che cosa vogliono) e stupito da alcune procedure di recruiting (a volte fantascientifiche).
Le aziende sono fatte di esseri umani – NON sono banali e fredde organizzazioni nate solo per fatturare – ed è solo partendo dall’attenzione nei confronti delle persone che possiamo crescere tutti.
La crescita di ogni singola azienda è un centimetro in più verso le vette dell’eccellenza, della realizzazione personale e professionale, della stabilità economica (per quanto possibile) di milioni di persone.
Non sono i politici quelli che possono cambiare le cose nel breve periodo. Chi può farlo sono gli imprenditori e, con loro, i giovani che hanno la voglia e la necessità di trovare una collocazione nel mondo: non parlo semplicemente di un posto di lavoro.
Perché se è vero che non si vive per lavorare, è necessario lavorare per vivere e avere una vita dignitosa e serena.
Sono molto stanco di vedere e sentire persone più giovani di me o addirittura coetanei, soffrire per una posizione lavorativa instabile.
Da anni uno dei miei obiettivi è trovare un modo per aiutare i giovani a orientarsi meglio nel mondo del lavoro e fare esperienza: cosa complessa solo con una formazione universitaria e tantomeno partecipando a tirocini farlocchi. Ovviamente, sono importanti la buona volontà e il coraggio.
Brunello Cucinelli ha detto una frase che aiuta a riflettere:
«Avete il dovere e il diritto di cercare il lavoro, ma avete il dovere anche di creare lavoro».
Dall’altro lato, desidero aiutare gli imprenditori ad acquisire consapevolezza e mezzi per trovare e valorizzare talenti: diamo la possibilità, a chi si candida per un posto di lavoro, di esprimere pienamente le proprie capacità.
Lo so che state pensando che in giro è pieno di lavativi, ma evitate – per causa di pochi sfaticati – di fare di tutta l’erba un fascio. Mantenete viva la speranza che, là fuori, ci sono tanti talenti con cui poter collaborare.
Chiedo una cosa, rivolgendomi sia agli imprenditori, sia a chi cerca lavoro
Diamoci da fare e scopriamo qual è una strada per ottimizzare la relazione azienda – candidato, affinchè:
• le aziende abbiano chiaro chi, come e dove cercare collaboratori, in maniera sostenibile;
• i giovani abbiano maggiori opportunità di fare esperienza (a partire dalla scuola, non dal post – laurea).
Ho già qualche idea in mente e l’ho condivisa con alcuni miei clienti e corsisti, che si sono dimostrati entusiasti.
Scrivetemi una mail, inviatemi un messaggio, un commento e parliamone per passare subito ai fatti.
Ad maiora.